la creatività è contagiosa
"La creatività è contagiosa", scrisse Albert Einstein. Ogni storia creativa è fonte di ispirazione, infonde coraggio e fiducia. Come la storia di oggi, che dimostra, letteralmente, che "Vola solo chi osa farlo!"

La creatività è contagiosa”, scrisse Albert Einstein. E noi ci crediamo.

Ogni storia creativa e di creativi, agisce come fonte di ispirazione per gli altri affinché acquisiscano più forza e coraggio per essere sé stessi, fare ciò che amano, si sentano liberi di esprimersi.

Per questo non bisogna mai smettere di raccontare storie di creativi e di creatività.

La storia che stiamo per raccontarvi, per esempio, è di quelle un pochino stravaganti, che dimostrano letteralmente che VOLA SOLO CHI OSA FARLO. Andate avanti a leggere per scoprire di cosa si tratta.

La creatività è contagiosa

Sembra sempre impossibile, fino a quando qualcuno lo fa: esattamente come, prima del 1783, sembrava impossibile volare. Poi, ecco quei “matti” dei fratelli Mongolfier.

Vi immaginate le sonore risate alle loro spalle quando decisero che avrebbero dimostrato che volare era tutto fuorché impossibile? Loro ci credevano e sono riusciti a dare a tutti una bella lezione.

Quell’aforisma che recita “vola solo chi osa farlo” sembra cucito su misura per loro, peccato non fosse ancora stato inventato… e come avrebbe potuto, visto che nessuno prima aveva mai volato?

Oggi vi raccontiamo la storia per cui abbiamo scelto come simbolo per FelicitArt una mongolfiera: la storia della mongolfiera e dei fratelli Montgolfier. Una storia che celebra la creatività umana e il coraggio di rischiare tutto per realizzare uno dei sogni più antichi dell’uomo: volare.

Una storia che fa venire voglia di creatività. Perché la creatività è contagiosa, fa venire voglia di seguire l’esempio.

Storia di due fratelli

mogolfiera blu

Corre il Settecento.

Joseph-Michel e Jacques-Étienne nascono ad Annonay, in Francia, dodicesimo e quindicesimo figlio di Pierre Montgolfier, proprietario di una azienda che fabbrica stoffe e carta.

Joseph, il più grande, è geniale e sognatore, intelligente e creativo, ma poco pratico negli affari e nelle faccende personali. E’ un ribelle, ma la sua curiosità gli permette, da autodidatta, di raggiungere un’eccellente formazione nelle emergenti scienze fisiche.

Étienne, il più piccolo, ha un carattere più regolare e orientato agli affari. Mandato inizialmente a Parigi per dedicarsi agli studi di architettura, viene presto richiamato ad Annonay per prendere in mano gli affari di famiglia dopo l’improvvisa morte del fratello maggiore Raymond.

E’ bravo nel suo lavoro, fa crescere l’impresa familiare e il suo operato gli fa conquistare un riconoscimento da parte del governo francese, a cui segue un finanziamento perché la fabbrica Montgolfier possa essere presa a modello per le altre fabbriche di carta della nazione.

Come nasce un’idea

Un giorno, Joseph se ne sta seduto davanti ai panni posti ad asciugare sopra il fuoco e si accorge che il tessuto si solleva verso l’alto, spinto dall’aria calda.

Visto che è in ballo un’annosa questione militare relativa a un attacco alla fortezza di Gibilterram che si era dimostrata imprendibile sia da terra che da mare, Joseph inizia a pensare alla possibilità di un attacco dall’alto, con truppe sollevate in aria dalla stessa forza che innalza le scintille del falò. Ipotizza che all’interno del fumo ci sia una sostanza, un gas speciale (il “gas di Montgolfier”), dotato di una speciale proprietà che chiama “lievità”.

Sulla base di questi ragionamenti, costruisce un contenitore a forma di scatola (delle dimensioni di 1 x 1 x 1,3 metri), usando un sottile foglio di legno per i lati e un rivestimento superiore in tessuto leggero di taffetà. Sotto il contenitore accende un falò di carta e l’oggetto si solleva rapidamente dal suo supporto fino a urtare il soffitto.

E’ allora che Joseph convince il fratello a costruire un primo aerostato ad aria calda. Da quel momento in poi i due fratelli lavorarono assieme al progetto.

Vola solo chi osa farlo

volo mongolfiera

Dopo tentativi e prove, i fratelli Montgolfier decidono di tentare una dimostrazione pubblica del funzionamento dell’aerostato ad aria calda, e stabilire così la paternità dell’invenzione.

Realizzarono un apparecchio a forma di pallone sferico, con tela di sacco e tre strati interni di carta sottile. Il 5 giugno 1783 l’aerostato fu fatto volare nella prima dimostrazione pubblica ad Annonay, di fronte a un gruppo di notabili. Il volo copre circa 2 km, dura 10 minuti e raggiunge l’altitudine di 1.600-2.000 metri.

La notizia del successo arriva rapidamente Parigi.

Il 19 settembre 1783 l'”Aerostate Révellion” (come lo ha chiamato Étienne) viene fatto volare con a bordo i primi aeronauti viventi: una pecora, un’oca ed un gallo, collocati in un cesto appeso alle corde del pallone, davanti a un’immensa folla raccolta nel palazzo di Versailles, ma soprattutto a Re Luigi XIV e Maria Antonietta.

Il volo dura circa 8 minuti, copre 3 km e raggiunge un’altezza di circa 500 metri; sarebbe potuto durare di più, ma l’aerostato è instabile, e perciò subito dopo il decollo si inclina vistosamente su un lato, lasciando fuoriuscire dall’imboccatura una notevole quantità dell’aria calda contenuta all’interno.

Gli animali, comunque, riescono a completare il volo e a tornare a terra sani e salvi.

Tutto il resto è storia, anche quella frase: vola solo chi osa farlo.

Quanta voglia vi è venuta di creare qualcosa di altrettanto bello? Non è forse vero, allora, che la creatività è contagiosa?

La creatività è contagiosa: sali sulla mongolfiera di FelicitArt

magia della mogolfiera

Una storia affascinante, no?

Prima di tutto, perché il desiderio umano più antico, volare, inizia a essere realizzato.

Poi, perché questa invenzione chiude letteralmente un’epoca e apre nuovi orizzonti, sino ad allora del tutto sconosciuti, una novità che ebbe un impatto fortissimo sulle coscienze degli uomini, che ora potevano ambire al cielo… per noi del tutto normale, per l’epoca davvero incredibile.

La storia della mongolfiera racchiude in se magia, tenacia, buone capacità di osservazione, curiosità, un pizzico di fortuna e follia: tutto questo è alla base del pensiero creativo, ed ecco perché non poteva che essere la mongolfiera il simbolo della FelicitArt, il mezzo su cui salire, per raggiungere il luogo in cui la creatività, l’arte e i talenti sono un’arma e i sogni possono diventare realtà.

Scopi di più, vai al manifesto della FelicitArt.

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