bivio
Ma ci pensate mai al fatto che se solo avessimo fatto un piccolo passo diverso da come lo abbiamo fatto, oggi potremmo essere qualcun altro, fare qualcos altro, essere altrove con chissà chi e perché?

Avere 27 anni ed averli tanto diversamente…

Mi sono trovata, un giorno dopo l’altro, a incontrare per lavoro due ragazzi di 27 anni con storie incredibilmente differenti. La cosa più pazzesca è che si somigliavano fisicamente, al punto che mi è sembrato per un attimo di essere all’interno di una storia assurda: ho immaginato di essere entrata nelle due vite parallele della stessa persona, che a un dato momento della sua esistenza si è trovata a fare scelte che l’hanno portata a diventare in un caso un liutaio, nell’altro un carabiniere…

Vite parallele

Ma voi ci pensate mai?

Al fatto che se solo avessimo fatto un piccolo passo diverso da come lo abbiamo fatto, oggi potremmo essere qualcun altro, fare qualcos altro, essere altrove con chissà chi e perché?

passi sognanti

E ci pensate mai…

… alla possibilità che ci sia un altro voi disperso in un mondo parallelo che in passato ha compiuto quel passo diversamente e ora si trova chissà dove a fare chissà cosa con chissà chi?

A me piace immaginare le altre me. Non so, magari quella che fa il chirurgo in una corsia d’ospedale, a salvare vite, come in ER. Oppure, quella che vive a New York, che non so bene che lavoro faccia, ma cammina sul marciapiede sotto la pioggia, con le luci della città che accompagnano il suo incedere frettoloso. Le altre me sono tantissime e cambiano periodicamente, a seconda degli stati d’animo credo, di quello che faccio e di ciò di cui ho bisogno. Per altro, ci sono altre me che vivono tragedie terribili che preferisco non raccontare…

E allora immaginiamo…

sognare la luna

… un ragazzino. Ha i capelli neri e gli occhi tondi, piccoli, vicini, di un marrone wengè. Ricorda un orsetto, con profonde macchie nere a cerchiargli lo sguardo. Quel ragazzino non sa cosa farà da grande, ma ha una passione: quella per le divise. Che siano uniformi, tuniche, divise… ne è attratto a tal punto da rubate le camice bianche del papà e farne grembiuli la cui utilità cambia all’occorrenza.

Suo padre fa il carabiniere, ma lui non vuole essere un semplice appuntato. Sogna in grande e pensa che se mai dovesse seguire le sue orme ed entrare nell’Arma, vorrà essere a capo di un esercito. In realtà non vuole nemmeno entrare nell’esercito, ma questo al suo papà non lo dice. Non gli dice che ha paura delle pistole e della guerra, perché a lui, proprio come al suo papà, le regole e l’ordine piacciono, ma in maniera del tutto differente.

E quando suo padre lo lascerà, sarà allora che, seduto tra gli scranni della Chiesa, ascoltano l’omelia di un prete che non lo conosce, deciderà di prenderà in mano quel che gli ha lasciato, seguendone la strada. Oppure no; ascolterà una violinista suonare e quella melodia gli entrerà al punto del cuore da voler essere in grado di produrla anche lui. Ma poiché suonare non gli basta, il ragazzino sceglierà di diventare colui che crea gli strumenti in grado di dipanare note meravigliose se dovutamente suonati.

E veniamo ad oggi

Ventisette anni e due vite parallele. Quella di Lorenzo il liutaio, che ha aperto alle porte delle Brianza una bottega per costruire e vendere i suoi violini. Siamo nel 2019 e per l’intraprendenza un famoso conduttore gli fa dono di un contributo economico da investire nella sua attività. Per consentire l’arrivo dello showman senza rischi, sono stati allertati i Carabinieri, che mandano due appuntati a sorvegliare l’evento. A consegna conclusa, uno degli appuntati prende il cellulare e fa partire una chiamata: dall’altra parte risponde Alessandro, 27 anni, è appena arrivato da Roma e ha assunto il ruolo di Comandante del Nucleo Operativo Radiomobile. L’appuntato comunica che tutto è filato liscio. Alessandro il comandante ringrazia. Attacca il ricevitore e si sfila il cappello; appoggiandolo sulla scrivania pensa che vorrebbe tanto poter chiamare suo padre ora. Nel frattempo, Lorenzo il liutaio si rigira tra le mani l’assegno che quel conduttore gli appena consegnato. Sorride. Non può fare a meno di pensare a lui, a suo padre. Quanto vorrebbe poterlo chiamare, ora.

bimbi corrono felici

Ho inventato gran parte di queste storie, ma molto è anche vero. Li ho incontrati davvero Lorenzo e Alessandro ma non so perché o per chi hanno fatto le loro scelte, mi sono solo divertita a immaginarlo.

Perché resta bello pensare di avere la stessa età e di averla tanto diversamente, di avere, in un momento della propria vita, la possibilità di plasmare quest’ultima e di farla diventare quel che vogliamo.

E ancora non escludo che esistano davvero enne mondi paralleli per quante sono le idee che abbiamo di noi. Che esista un luogo in cui sto girando in impermeabile giallo per New York, godendo della pioggia e delle luci intermittenti delle auto e della città